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EDITORIALE: Stato etico, no grazie preferiamo la Vita
By Carlo Teruzzi
Oct 22, 2007, 20:39
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Avrei preferito parlare d’altro. Magari di quell’umanissimo incontro in cui al Meeting di Rimini Renato Farina, Vittorio Feltri e Mons Rino Fisichella hanno amichevolmente rievocato l’opera e la personalità di Oriana Fallaci. Una toscana verace, con un “brutto caratteraccio” ma un cuore capace di vibrare per tutto ciò che avesse a che fare con l’uomo, le sue contraddizioni ed il suo sconfinato desiderio di felicità. Questa schietta passione per la vita, l’ha portata, spesso in disaccordo con le proprie originarie convinzioni e quasi sempre contro l’opinione dominante, a sostenere per amor della verità, una vera e propria battaglia a favore dei valori portanti della nostra “civiltà” e ciò contro ogni forma di indifferenza oltre che di relativismo. Infatti amava dire che di tutto e su tutto si può discutere, discutere sin quasi ad “accapigliarsi” ma che mai e poi mai, una vera discussione avrebbe potuto fare a meno di fondarsi sul riconoscimento della “sacralità della vita” e della “libertà di scelta”. “Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla”; così la Fallaci in “Lettera ad un bambino mai nato”, libro scritto nel 1975 a seguito della perdita di un figlio, sfiora l’insondabile bellezza e la stringente drammaticità del mistero della vita.
Ma non parleremo di questo, almeno non oggi. Perché per amore a questa schietta passione per il vero, non possiamo tacere quanto in questi giorni stà divenendo di pubblico dominio; si fa per dire, dato che i giornali che ne parlano sono pochi e sempre gli stessi. Notizie «inquietanti» giungono infatti dalla Germania di Angela Merkel (che per il secondo anno consecutivo è stata proclamata la donna più potente del mondo in una graduatoria stilata dalla rivista americana Forbes). Il ministero della Famiglia, presieduto dalla cristianademocratica Ursula Von Der Leyen, sta procedendo celermente alla creazione di un “nuovo uomo sessualmente variabile”. Per ottenere ciò lo Stato deve impossessarsi dei bambini, "sessualizzandoli" il prima possibile. Uomini sessualmente variabili e bambini allevati dagli asili nido di Stato. Ecco dunque il nuovo ed inquietante obiettivo delle "politiche familiari" teutoniche. Dalle pagine di “Tempi” Kuby Gabriele, dati e cifre alla mano, ci racconta di questo agghiacciante, quanto ordinario, “atto di follia pubblica” o forse dovremmo dire "di stato". Equiparazione, “Gender mainstreaming” significa letteralmente porre al centro dell'attenzione il genere sociale. In poche parole adoperarsi perché la distinzione sessuale tra uomo e donna e l'eterosessualità come norma siano rimosse. Una vera e propria nuova ideologia che viene trasformata in realtà sociale in Germania attraverso il dominio virtuoso dell'apparato politico, oltre tutto senza che su di essa ci sia stato alcun dibattito pubblico. Veniamo ai fatti. In maggio il Governo ha approvato un incremento a tappeto degli asili nido, fortemente voluto dal ministro per la Famiglia Ursula von der Leyen. La "ministra gender", appartenente a un cosiddetto partito cristiano democratico, si è battuta per una vera e propria statalizzazione dell'educazione dei bambini, sostenendo che l'assistenza "professionale" ai piccolissimi sia meglio della crescita affidata alla custodia naturale della madre. Certo, gli asili nido possono essere gestiti in modo ottimo, certo ci sono genitori incapaci di essere tali, ma quel che colpisce è che la "professionalità" delle attendenti viene spesa tacitamente come garanzia per la "buona" educazione dei bambini. Ma quali sono gli obiettivi dell'educazione statale nell'asilo nido e nella scuola materna? Non esiste un'educazione "neutrale", la cui bontà dovrebbe essere assicurata dalla qualifica delle educatrici. Si trasmettono sempre "valori". Ebbene quali sono questi valori? Così si mina l'autorità dei genitori, seducendo bambini e giovanissimi ad una sessualità ridotta a soddisfazione del piacere senza legame coniugale. In tutto questo passa l'insinuazione dell'equivalenza di ciascuna forma di prassi sessuale con l'eterosessualità. I bambini a scuola vengono addestrati, a partire da nove anni, a diventare esperti di contraccezione ed a manipolare il proprio corpo per trarne qualsiasi forma di piacere. L'aborto viene loro proposto come un'innocua opzione da sottoporre alla libera scelta. Questa è la "politica della famiglia" di uno Stato la cui esistenza è insidiata dalla crisi demografica. Poiché il "gender mainstreaming" è tra le massime priorità mondiali e nazionali, il problema dello sfascio della famiglia, quello dell'assassinio di massa di bambini non nati e quello delle decrescenti nascite possono rimanere irrisolti. Il logoramento morale prodotto dallo Stato e dai media è la radice di questa piaga. Negli ambiti della politica, dei media e delle università l'opposizione ai “Gender” subisce denigrazione ed emarginazione professionale: è ininfluente. Un nuovo epiteto si è trasformato in evidenza giuridica al fine di criminalizzare l'opposizione: “omofobia”. Il concetto insinua che sono morbosamente fanatici tutti coloro che tengono duro sul fatto che la sessualità serve il bene dell'uomo e della società, quando essa è espressione dell'unione amorosa di uomo e donna chiaramente finalizzata alla riproduzione. Il Parlamento europeo, con la risoluzione B6-0025/2006 del 18 gennaio 2006, ha annunciato che vuole "sradicare" l'omofobia. In Polonia la Ue nella primavera del 2007 è passata all'azione. Poiché la Polonia non vuole «propaganda sessuale nella scuola», secondo il volere della maggioranza del Parlamento Europeo (26 aprile 2007) dev'essere eseguita una "fact-finding mission" a causa della «crescente tendenza all'intolleranza razzista, ostile agli stranieri e omofobica», al fine di poter accusare il paese davanti alla corte di giustizia europea.
Mi domando, cosa stia accadendo. Siamo forse di fronte a quello che George Orwell, nel celebre romanzo “1984”, prefigurava come la peggiore delle minacce per l’uomo; la “social engeenering”, vale a dire la pianificazione controllata della società ottenuta mediante la creazione di un nuovo uomo, magari sessualmente variabile e psicologicamente incline alla assoluta neutralità valoriale. Un uomo tanto inebriato dal piacere individualistico e così ripiegato sull’autosoddisfazione di sé, da lasciare che lo Stato, unico vero depositario delle “Istruzioni per l’uso”, divenga madre e padre, o forse dovremmo dire “genitore” dei propri figli”. Tutto ciò con buona pace di coloro che, forse ingenuamente, credono ancora all’evidenza di una vita che c’era prima che noi ci fossimo e che dunque in quanto “data” porti in sé un valore che é tale a prescindere dall’uso che lo Stato, qualsiasi Stato, ci propini come “buono”. Come non richiamare alla mente quello “stato etico” di hegeliana memoria, così autoreferenziale da ritenersi unica fonte dei “valori” e dunque arbitro indiscusso del bene del male?. Forse non abbiamo raccontato di quelle interminabili chiacchierate, spigolose e dolci, interrotte e poi riprese, che, negli ultimi anni, videro la Fallaci animatamente impegnata a cercare il senso di “quella vita” che le stava inesorabilmente sfuggendo di meno. O forse si, forse ne abbiamo parlato. Lo abbiamo fatto come le sarebbe piaciuto, abbiamo parlato della Sacralità della vita e della libertà di scelta, e lo abbiamo fatto attraverso il registro drammatico dei fatti; perché solo il racconto dei fatti pensiamo possa in qualche modo ridestare le coscienze, o quanto meno iniziare a farci dubitare che tutto questo non é poi cosi “normale” e che non ha molto a che fare con l’irriducibile desiderio di felicità dell’uomo. Carlo Teruzzi
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